Email choc a nome del Capo della Polizia: la truffa che ti accusa di pedopornografia per estorcerti soldi
In questi giorni migliaia di italiani stanno ricevendo un'email che fa venire i brividi: qualcuno, a nome del Capo della Polizia, li accusa di essere indagati per pedopornografia. È tutto falso, ma il meccanismo è studiato così bene che tanta gente, presa dal panico, rischia di cascarci. Vediamo insieme come funziona questa truffa, come riconoscerla a colpo d'occhio e cosa fare se ti arriva anche a te.
Come funziona la truffa dell'email della Polizia
I truffatori, spacciandosi per il capo della Polizia in persona, inviano messaggi che accusano i destinatari di reati gravissimi legati alla pedopornografia e alla cyberpornografia, minacciando arresto immediato e azioni penali, attraverso una campagna di phishing di straordinaria sofisticatezza che sta raggiungendo migliaia di cittadini. Nel messaggio, i truffatori fanno riferimento a una presunta collaborazione con Interpol e Fbi, elementi pensati apposta per generare panico.
Il testo tipico che arriva nella casella di posta è ancora più diretto: «Stiamo avviando un procedimento legale contro di lei per pedopornografia, pedofilia, cyber pornografia, traffico sessuale». Una frase choc, pensata per far perdere la lucidità a chi legge.
Ma il vero obiettivo non è certo notificare un reato: è arrivare ai tuoi soldi. Come spiega il Ministero dell'Interno, si tratta di falsi messaggi che prospettano alla vittima una inesistente indagine penale con l'intento di indurla a ricontattare i "truffatori" e esporsi in questo modo a successive richieste di pagamenti in denaro o di comunicazione dei propri dati personali. In pratica funziona in due tempi: prima ti spaventano, poi ti chiedono i soldi. Come conferma anche il Commissariato di P.S. Online, chi risponde riceve un'ulteriore comunicazione con la richiesta di versare una somma di denaro al fine di "interrompere le indagini in corso".
Come riconoscere l'email falsa
La buona notizia è che, guardando bene, questa truffa si smaschera abbastanza facilmente. Il messaggio è costruito per sembrare vero: le comunicazioni sono costruite per apparire credibili: riportano loghi, intestazioni e riferimenti a uffici di Polizia, riprodotti al solo scopo di ingannare i destinatari. Compaiono quindi lo stemma della Repubblica Italiana, riferimenti al Ministero dell'Interno e persino la firma del vertice della Polizia.
Ma basta leggere con attenzione per notare gli errori. In un caso analizzato dagli esperti, l'email cita l'art. 372 in riferimento a un fantomatico "attentato al pudore di minori", quando in realtà l'articolo definisce i termini della falsa testimonianza: un errore che tradisce subito la natura fraudolenta del messaggio. In altre versioni, i truffatori arrivano persino a storpiare leggermente il nome del capo della Polizia, come segnalato in una campagna precedente.
C'è poi una regola d'oro che vale sempre, qualunque sia la variante della truffa che ti capita sotto gli occhi: la polizia ricorda inoltre che non invia mai email per notificare reati né richiede pagamenti in denaro per chiudere indagini. Nessuna indagine penale, in Italia, ti viene comunicata via email con la minaccia di pagare per "chiudere la pratica". Punto.
Cosa fare se ti arriva questa email
Se ti ritrovi nella posta in arrivo un messaggio del genere, la prima cosa da fare è respirare: non hai fatto nulla, è solo un tentativo di truffa. Ecco i passaggi consigliati dalle forze dell'ordine.
- Non rispondere. Anche solo scrivere per chiedere spiegazioni conferma ai truffatori che il tuo indirizzo è attivo e che sei "agganciabile". La polizia postale raccomanda di non cliccare su link, non scaricare allegati e non rispondere ai messaggi.
- Non pagare mai nulla. Nessuna cifra, per nessun motivo. Come detto, la giustizia italiana non funziona con pagamenti via email.
- Non fidarti del mittente. Il nome del mittente non è garanzia di autenticità poiché può essere facilmente falsificato: vedere scritto "Polizia di Stato" nell'indirizzo email non significa nulla.
- Cancella o archivia il messaggio dopo averlo eventualmente segnalato come spam nel tuo servizio di posta.
Se invece hai già risposto o, peggio, hai già effettuato un pagamento, non vergognarti: capita a persone attente e informate, perché questi messaggi sono studiati apposta per far leva sulla paura. In questo caso l'unica cosa sensata da fare è mantenere la calma e contattare l'ufficio di Polizia più vicino il prima possibile, portando con te tutte le email ricevute e le eventuali ricevute di pagamento.
Come segnalare il tentativo di truffa
Segnalare questi episodi è utile sia per te (per bloccare eventuali conseguenze) sia per proteggere altre persone che potrebbero ricevere lo stesso messaggio.
Puoi rivolgerti al Commissariato di P.S. Online, il portale ufficiale della Polizia Postale pensato proprio per raccogliere le segnalazioni di reati informatici e truffe via email. In alternativa, puoi recarti di persona al commissariato più vicino e sporgere denuncia, portando una copia (anche solo uno screenshot) del messaggio ricevuto. Se hai già fornito dati bancari o effettuato un bonifico, contatta subito anche la tua banca per verificare se è possibile bloccare o tracciare la transazione.
Perché queste truffe funzionano ancora
Non è la prima volta che circola una campagna di questo tipo: varianti simili sono riapparse più volte negli ultimi mesi, a riprova che questo schema, purtroppo, continua a portare risultati ai criminali. Il motivo è semplice: nessuno vuole nemmeno essere sospettato di un reato così grave, e questo blocca il ragionamento razionale nei primi minuti dopo aver letto il messaggio. Ecco perché la vera difesa non è tecnica, ma mentale: sapere in anticipo che questa truffa esiste ti permette di riconoscerla all'istante, senza cadere nel panico.
La regola resta sempre la stessa, valida per qualsiasi comunicazione che minacci conseguenze gravi e chieda soldi o dati personali con urgenza: fermati, non cliccare, non rispondere e verifica sempre tramite i canali ufficiali. Se un'email ti sembra troppo aggressiva o assurda per essere vera, probabilmente è proprio così.