SICUREZZA

Hacker contro i supermercati: frigoriferi a 50 gradi in tutta Europa (e anche in Italia)

Hacker contro i supermercati: frigoriferi a 50 gradi in tutta Europa (e anche in Italia)

Niente panico, ma la notizia è di quelle serie: da due giorni decine di supermercati in tutta Europa stanno facendo i conti con frigoriferi e congelatori impazziti, portati da remoto fino a 50 gradi. Il risultato? Tonnellate di cibo fresco e surgelato finite nella spazzatura. Non si tratta di un guasto tecnico, ma di un vero e proprio attacco informatico che ha già coinvolto diversi Paesi, Italia compresa, e ha costretto il governo a convocare d'urgenza un vertice a Palazzo Chigi. Vediamo cosa sta succedendo, come è possibile "hackerare" un frigorifero e cosa possiamo imparare da questa vicenda.

Cosa è successo esattamente

Nella notte tra domenica 1° e lunedì 2 novembre, decine di supermercati in diversi Paesi dell'Unione europea hanno dovuto rimuovere e buttare migliaia di confezioni di surgelati, mentre gli hacker avrebbero preso di mira i sistemi digitali che regolano la temperatura di frigoriferi e congelatori, riuscendo in alcuni casi a portarla fino a 50 gradi. I Paesi coinvolti sono tanti: Svezia, Belgio, Estonia, Irlanda, Lussemburgo e Finlandia, con segnalazioni anche in Lettonia e Paesi Bassi.

In Belgio, per esempio, la catena di supermercati Delhaize ha confermato che l'incidente ha coinvolto circa quaranta punti vendita, mentre il portavoce di Carrefour Belgio Mich Vergauwen ha assicurato che si tratta di cyberattacco, non c'è altra spiegazione, con disagi verificatisi in una quindicina dei 700 negozi della catena presenti nel Paese. In Irlanda è stata colpita la catena SuperValu, mentre in Svezia i negozi coinvolti appartengono soprattutto ai gruppi Ica e Coop.

Tutto è iniziato in Francia tre settimane prima

Questa non è la prima volta che succede. Nella notte tra domenica e lunedì del 12 ottobre, un attacco informatico aveva già messo fuori uso i frigoriferi e i congelatori di diverse centinaia di supermercati francesi delle catene Intermarché e Coopérative U, costrette a buttare grandi quantità di prodotti freschi e surgelati. L'attacco aveva colpito pesantemente la grande distribuzione francese: ha avuto ripercussioni su quasi cento negozi di Coopérative U e su almeno 300 punti vendita di Intermarché e Netto. Da allora nessuno ha mai rivendicato ufficialmente la responsabilità di questi attacchi, ma gli esperti sono convinti che si tratti di un'operazione coordinata, visto il metodo identico usato in tutti i Paesi colpiti.

Come fanno gli hacker a "entrare" in un frigorifero

La domanda che si fanno in tanti è semplice: come si fa a hackerare un congelatore? La risposta è meno fantascientifica di quanto sembri. I moderni impianti di refrigerazione industriale non sono più semplici elettrodomestici: sono collegati a internet per permettere la teleassistenza, cioè il controllo e la manutenzione a distanza da parte dei tecnici. Proprio questa connessione è il punto debole che gli hacker sfruttano.

Gli hacker hanno attivato a distanza la modalità di sbrinamento degli impianti, facendo salire la temperatura dei frigoriferi e dei congelatori al di sopra dei limiti previsti dalla legge. Un dettaglio interessante arriva da un'azienda belga di refrigerazione industriale: il gruppo Sabcobel ha precisato di aver iniziato a mettere in sicurezza i propri impianti dopo l'attacco del 12 ottobre in Francia, ma che circa il 10% dei macchinari non era ancora stato sottoposto a revisione e che alcuni si trovavano proprio nei negozi colpiti. In pratica: chi non aveva ancora aggiornato i propri sistemi dopo il primo allarme è rimasto esposto e ci è cascato di nuovo. Il produttore danese Danfoss aveva già spiegato che le apparecchiature malfunzionanti, nella maggior parte dei casi, erano prodotti obsoleti ormai incapaci di ricevere aggiornamenti software o di sicurezza, un problema che purtroppo riguarda tantissimi dispositivi industriali ancora in uso.

Anche l'Italia è stata colpita

Non pensate che sia un problema solo degli altri Paesi europei: i primi casi segnalati in Italia riguardano la Sicilia, dove almeno quattro supermercati Coop, tre a Catania e uno a Palermo, hanno subito anomalie ai sistemi di refrigerazione, con problemi analoghi segnalati anche in tre punti vendita della catena Decò, oltre a controlli in corso in provincia di Ragusa. Secondo altre ricostruzioni sono stati toccati episodi anche in Toscana ed Emilia-Romagna. Un responsabile di uno dei gruppi colpiti ha comunque voluto rassicurare: "Abbiamo avuto la conferma che si tratta di un attacco hacker in almeno quattro supermercati Coop in Sicilia. La situazione è al momento sotto controllo, posso confermare che abbiamo avuto degli attacchi, ma il problema è stato già circoscritto", ha dichiarato Giuseppe Spadaro, direttore generale di Coop Radenza.

La Polizia postale sta cercando di ricostruire la provenienza delle intrusioni e di verificare eventuali collegamenti con gli attacchi registrati contemporaneamente in altri Paesi europei.

Il governo si muove: vertice d'urgenza a Palazzo Chigi

La situazione è stata presa molto sul serio dalle istituzioni. La gravità della situazione ha portato alla convocazione del vertice di Palazzo Chigi, coordinato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, con la partecipazione del direttore dell'Acn, Andrea Quacivi, e dei direttori delle agenzie di intelligence. Nel frattempo l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale non è rimasta a guardare: ha lanciato un'allerta agli operatori della grande distribuzione, della logistica alimentare e della filiera del freddo, invitando le imprese a verificare con urgenza l'eventuale esposizione online dei sistemi di controllo e teleassistenza e a isolarli dalle reti aziendali.

Anche il Parlamento vuole vederci chiaro: la questione è finita anche all'attenzione del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che intende acquisire informazioni dal governo sugli attacchi informatici contro i sistemi di refrigerazione. Al momento, va detto, non ci sono elementi pubblici sufficienti per attribuire un ruolo specifico all'intelligenza artificiale negli attacchi ai frigoriferi: nessuno ha ancora rivendicato gli attacchi, né è stato identificato ufficialmente un responsabile.

Cosa possiamo imparare da questa storia

Questa vicenda sembra lontana dalla vita di tutti i giorni, ma in realtà ci riguarda da vicino. Viviamo circondati da dispositivi "intelligenti" collegati a internet: non solo frigoriferi industriali, ma anche router di casa, telecamere di sicurezza, termostati smart, stampanti in ufficio. Tutti questi oggetti, se non protetti bene, possono diventare una porta d'ingresso per chi vuole fare danni.

Qualche regola di buon senso vale per aziende ma anche per noi utenti comuni:

  • Cambia sempre la password di default di router, telecamere e dispositivi smart appena li installi.
  • Tieni aggiornato il firmware (il software interno) di ogni dispositivo connesso: molti attacchi sfruttano proprio apparecchi vecchi che non ricevono più aggiornamenti.
  • Non lasciare mai pannelli di controllo o accessi di teleassistenza raggiungibili liberamente da internet senza una protezione adeguata.
  • Se un'azienda ti offre un dispositivo "connesso", chiedi sempre quanto a lungo riceverà aggiornamenti di sicurezza prima di acquistarlo.

La morale è semplice: più oggetti colleghiamo a internet, più aumentano i punti deboli che qualcuno potrebbe sfruttare. Anche un banale congelatore, se gestito male, può trasformarsi in un problema serio per la sicurezza alimentare e per l'economia di un intero Paese.

Scritto da Redazione
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